María Paula Ramírez: Oggi siamo qui con l’autore Daniele Aristarco, autore di racconti e saggi divulgativi per bambini, pubblicato in numerosi paesi. È anche un professore di letteratura e tiene anche un laboratorio di scrittura creativa e recitazione. Allora, benvenuto Daniele, grazie per aver accettato il mio invito, è un vero piacere averti qui con noi a Bogotà.

Daniele Aristarco: Per me è un onore, davvero.

María Paula Ramírez: Voglio iniziare questa conversazione domandandoti: quale libro o quali libri hanno formato la tua prima esperienza come lettore?

Daniele Aristarco: Io sono un lettore abbastanza vorace, leggo tantissime cose da sempre; sono sempre stato incuriosito da tante cose e da tanti generi letterari. Devo dirti anche che non vedo una grande differenza, in realtà, tra la poesia, il romanzo, il teatro… o almeno non l’ho mai percepita da bambino, e quindi ho cominciato a leggere innanzitutto testi teatrali. I primi libri che mi hanno formato sono stati dei testi teatrali, tra questi quelli di Anton Čechov o di Shakespeare. Quindi, fin da bambino, ho legato molto la parola scritta a quella parlata, e per questo motivo forse mi ha appassionato subito anche la poesia, soprattutto alcune poetesse italiane come Amelia Rosselli. Nei primissimi anni ho letto tante poesie senza preoccuparmi degli autori e delle autrici. Sono un lettore che si è formato soprattutto in biblioteca, scegliendo spesso i libri a caso.

Quindi, leggendo semplicemente ad alta voce e sentendo il suono di queste parole, mi sentivo subito molto importante perché leggevo delle parole belle. So che noi abbiamo una passione in comune per Giacomo Leopardi. Leopardi è stato uno dei primi poeti che ho letto quasi tutti i giorni nella mia vita, perché ho acquistato un piccolo libricino che riuscivo a tenere in tasca e quindi lo leggevo quasi tutti i giorni cercando di capire meglio quelle parole o il suono. Quindi ho cominciato a leggere non racconti o romanzi, ma più poesia e teatro.

Poi forse l’incontro fondamentale per me, all’età di 11-12 anni, è stato un libricino che ho acquistato per puro caso in vacanza. Non avevo nulla da leggere, ho acquistato questo libro e ho cominciato a leggerlo. Sono calato in un’atmosfera molto grigia, molto cupa, proprio quando ai bambini si consigliano in genere libri rilassanti, di avventura, eccetera. Non ho capito niente di quello che stavo leggendo perché il libro era molto difficile, però è stato come sfiorare un mistero. Ho capito che la letteratura mi poteva mettere anche in comunicazione con qualcosa che non capisco immediatamente. Questo libro era una raccolta di racconti di Franz Kafka. Quindi a 11-12 anni ho letto quei libri e ho capito che la letteratura mi metteva in comunicazione con cose misteriose del mondo e di me stesso. Quello è stato un incontro importante perché penso che spesso non sono solo i libri piacevoli, divertenti, quelli che sentiamo vicini ad aiutarci, ma anche quelli che sentiamo molto distanti, che ci insegnano chi potremmo essere.

María Paula Ramírez: Come ho detto, mi piace tantissimo Leopardi e voglio domandarti se c’è una poesia che ti piace in particolare.

Daniele Aristarco: Io ho avuto la possibilità di lavorare in Italia su un albo illustrato con i bellissimi disegni di un artista italiano che si chiama Marco Somà, e anche lui è stato ospite della FILBo qualche anno fa. Insieme abbiamo realizzato due libri: uno sulla Divina Commedia che, tra l’altro, presenterò oggi alla FILBo, e l’altro su L’infinito di Giacomo Leopardi.

La produzione di Leopardi è impressionante. Immaginiamo un ragazzo di un piccolo paese italiano, giovanissimo, che ha scritto delle opere così complesse, profonde, meravigliose, attualissime. L’italiano di Giacomo Leopardi è ancora comprensibile agli italiani di oggi. Non è così difficile secondo me, ci sono poesie più difficili. Certo, è molto elevato, ha dei termini che non sono di uso comune, però L’infinito, per esempio, è un componimento che le bambine e i bambini riescono a comprendere se accompagnati da un adulto. Tra tutte le sue opere ti direi L’infinito perché mi colpisce moltissimo. Ma io amo molto di Giacomo Leopardi anche Lo Zibaldone

María Paula Ramírez: Una raccolta di racconti, di annotazioni diaristiche davvero straordinarie. Bellissimo, è anche più grande.

Daniele Aristarco: Sì, è molto voluminoso.

María Paula Ramírez: Io ho fatto il testo finale per il master su Lo Zibaldone. Guardando la tua opera letteraria, è evidente che sei particolarmente interessato agli autori classici. C’è qualche autore classico che ti piace rileggere?

Daniele Aristarco: C’è un filosofo che amo molto, che si chiama Emil Cioran, che dice che non ha senso parlare dei libri che non si sono riletti. Cioè, se io e te abbiamo una conversazione su un libro che abbiamo letto una sola volta, in realtà ci stiamo solo scambiando delle impressioni. I libri vanno sempre riletti per poterne parlare, quindi sì, la rilettura per me è una cosa fondamentale. Posso dirti che ci sono degli autori che rileggo ciclicamente. Tra gli autori italiani sicuramente Luigi Pirandello, che è un autore sul quale ho anche scritto un libro. E poi ci sono molti altri: Elsa Morante, una scrittrice gigantesca italiana, anche abbastanza tradotta nel mondo. Per quanto riguarda invece i classici di tutto il mondo, i miei grandi amori sono per Tolstoj (Guerra e pace, Anna Karenina); quelli sono libri che rileggo spesso. E ritorno però al teatro: Shakespeare, Molière, grandi tragediografi e commediografi del passato ma anche del Novecento, ad esempio Samuel Beckett, Harold Pinter.

María Paula Ramírez: Leggi in altre lingue?

Daniele Aristarco: Leggo in francese, in inglese e provo a orientarmi nello spagnolo, che sotto certi punti di vista è affine all’italiano. Con un dizionarietto riesco un po’ a orientarmi.

María Paula Ramírez: Com’è la tua routine quotidiana di lettura? Sei un lettore disciplinato o istintivo?

Daniele Aristarco: Allora, mi piacerebbe molto avere una routine, ma per la vita che fa uno scrittore in questo momento è praticamente impossibile. Nel senso che io mi occupo di molte cose, come tu hai detto all’inizio. Insegno all’università, tengo corsi sulla didattica della lettura e sulla non violenza. Faccio teatro, scrivo molte cose e quindi sono spesso in viaggio. Il viaggio è il centro della mia vita, non a caso torno volentieri qui a Bogotà. E quindi sono un lettore che approfitta di ogni istante per leggere: negli spostamenti, nelle notti insonni o quando posso permettermi il lusso di un fine settimana. Mi capita magari di leggere per 24 ore di seguito o per 5 minuti, e per questo motivo ho sempre dei libri in tasca, perché mi danno la possibilità di approfittare anche di un’attesa, di un breve spostamento.

María Paula Ramírez: Cosa fai quando un libro ti annoia? Vai avanti o lo metti da parte?

Daniele Aristarco: Dipende dal libro. In quel caso devo entrare nella descrizione di alcuni romanzi dell’Ottocento russo dove c’è una vita molto monotona, le cose si ripetono sempre nello stesso modo magari per 500 pagine. Io so che alla cinquecentesima pagina potrebbe succedere qualcosa, quindi in quel caso cerco di resistere. In altri casi poi non è tanto la noia quanto magari un senso di inadeguatezza, cioè penso di non essere abbastanza preparato per comprendere quel libro e allora vado avanti per capire dov’è che mi incaglio e provo a lavorarci. Quindi il libro è una sfida anche quando non ci piace, però forse nella maggior parte dei casi comunque vado avanti.

María Paula Ramírez: In che aspetto l’insegnamento ha influenzato la tua scrittura?

Daniele Aristarco: Io scrivevo già prima di insegnare, ma scrivevo per il teatro, per la TV, per la radio… cose diverse. Mi era capitato di fare teatro con i bambini, quindi già un po’ li conoscevo. L’insegnamento ha rivoluzionato il mio modo di scrivere. Non so se succede anche a te questo, ma quando per esempio dialoghi con un autore, o quando scrivo libri per gli adulti, se vado in una sala e c’è il pubblico, il pubblico mi ascolta ed è molto preoccupato di dimostrarsi intelligente. Spesso si alzano spiegandomi quello che ho scritto. Quando parlo invece con le ragazze e i ragazzi, loro mi fanno domande oppure mi portano dei ragionamenti che sembrano lontani a volte dal libro, ma che sono molto stimolanti.

Quindi entrare in classe e insegnare significa avere davanti delle persone davvero interessate, e questo cambia anche il tuo modo di raccontare. In più, credo che con le ragazze e i ragazzi (io scrivo libri per la fascia 8-10 anni e poi dai 10 in su), cambi un po’ l’approccio. A 8-10 anni credo che siano molto profondi e concreti, molto pratici, e in più la comicità funziona molto con loro, farli ridere. I ragazzi tra i 10 e i 13 anni si interrogano molto sui sentimenti, quindi sono molto attenti alla persona che hanno davanti. Quelli dai 14 in su sono una sfida perché tengono molto dentro, quindi hanno il desiderio di storie che li portino un po’ ad aprirsi, a confessarsi. Ho imparato che ci sono diversi atteggiamenti nella scrittura: quando scrivi devi immaginare chi legge e non scrivere pensando solo a quello che vorresti leggere tu. Quindi sì, ha cambiato molto il mio modo di scrivere.

Poi ci sono libri come quello che oggi presenterò, nati da laboratori con le ragazze e i ragazzi, da tante domande che mi hanno aiutato a ragionare. In questo caso, non so come sia in Colombia, ma in Italia dai 10 anni in su i bambini e le bambine hanno tutti uno smartphone nel 90% dei casi, e non sanno usarlo proprio come gli adulti. Neanche gli adulti sanno utilizzarlo, sono esattamente alla pari, solo che gli adulti hanno vissuto in un mondo dove lo smartphone non c’era e hanno ancora il ricordo che alcune cose si possono fare senza. Per le ragazze e i ragazzi invece questo passaggio è immediato: cominci a leggere, a scrivere, e poi utilizzi lo smartphone. Quindi c’è un cambiamento molto profondo. Un libro come questo è nato proprio da un dialogo con le ragazze e i ragazzi.

María Paula Ramírez: Hai detto che scrivere per adulti e per ragazzi è diverso.

Daniele Aristarco: Allora, in realtà la differenza vera la fa il libro. Quando comincio a scrivere, non penso: “Adesso scrivo un libro per dodicenni”. Comincio a scrivere un libro e mi rendo conto che quell’argomento può essere interessante da una certa età in su. Mi spiego: io ho cominciato a scrivere libri in Francia, e nel Nord Europa i libri per ragazze e ragazzi sono rivolti anche agli adulti. Cioè, se un argomento è interessante per un bambino di 12 anni, può esserlo anche per uno di 42 o 52. Quindi scrivi un libro che è comprensibile al dodicenne ma anche a un adulto. Quello che faccio a volte è tarare il passo, cioè cambio un po’ il linguaggio in modo che sia comprensibile anche a un bambino di 8-9 anni.

Ma, tolto questo, la differenza sta nelle domande dalle quali parto. Ad esempio, in Italia da 20 o 30 anni almeno, abbiamo delle classi molto multietniche di ragazze e ragazzi che vengono da tutti i paesi del mondo, ed è una novità abbastanza recente. Fino al Novecento erano gli italiani a emigrare nel mondo, e adesso invece c’è questa situazione inversa. Quindi c’è un confronto di lingue, religioni, abitudini, e da questa novità che ho osservato in classe ho avuto il desiderio di scrivere un libro su questo tema. Ho scritto un libro che era una raccolta di storie di ragazze e ragazzi che venivano da tutto il mondo e che vivono in Italia, che parla ai ragazzi tra i 10 e i 13 anni. Nel caso ad esempio di Fake, è un libro che parla a chi ha dai 12 ai 99 anni perché i temi sono comuni. C’è poi un altro aspetto che è quello dell’illustrazione, ma questa è più una scelta editoriale. Io non mi occupo di illustrazione, ma in alcuni casi, come in questo, i disegni sono meravigliosi.

María Paula Ramírez: Ti piace l’illustrazione?

Daniele Aristarco: Tantissimo. Tra l’altro, l’illustratore mi ha reso anche un personaggio del libro. Ci sono anch’io nel libro. Mi ha divertito molto.

María Paula Ramírez: Bellissimo. Questa domanda mi interessa tantissimo: quali tre libri consigli per avvicinarsi alla letteratura classica italiana?

Daniele Aristarco: Guarda, è la domanda più difficile. Ed è una domanda sulla quale ho ragionato tantissimo. Siccome me lo chiedono spesso tanto le docenti quanto i ragazzi, ho scritto in Italia un libro che si chiama Perché ci ostiniamo a leggere e far leggere i classici. Noi chiamiamo “classico”, tra l’altro, cose molto differenti tra loro. In genere un classico è una storia che una certa comunità linguistica ritiene indispensabile. Per esempio in Italia Dante è un autore indispensabile, è “il” classico. In Colombia immagino che i classici siano altri; Gabriel García Márquez immagino sia un autore particolarmente importante. In Italia Gabriel García Márquez è ritenuto un classico, è in collane di grande diffusione, ma non è letto quanto Dante. Eppure ci sono lettori e lettrici che lo sentono più vicino di Dante, perché tratta temi più affini alla sensibilità attuale.

Quindi già l’idea di “classico” cambia molto. Poi ci sono dei libri che abbiamo incontrato da bambini e che per noi diventano dei classici personali, ma non è detto che lo siano per gli altri. Mi viene in mente Il giardino segreto, che è un bellissimo libro, però non tutti magari lo hanno letto. Secondo me, quando lavoro con le ragazze e i ragazzi, non do mai un elenco ma parlo con loro e cerco di capire qual è la curiosità, la domanda che in quel momento li accende. Io so che per quelle domande c’è sempre un classico.

Ti faccio un ultimo esempio. Mi è capitato di lavorare in carcere con dei detenuti, persone che non avevano praticamente mai letto nulla in vita loro, pochissimo. Alcuni di questi avevano deciso di cominciare a leggere e scrivere, e quindi sono partito dal chiedere quali fossero le cose che li interessavano e incuriosivano. Un ragazzo mi ha raccontato una sua storia d’amore, una storia che lui aveva in qualche modo portato con sé in carcere. Ascoltandolo gli ho detto che c’era una storia molto simile che avevo letto qualche tempo prima: è la storia di due famiglie che vivono in una città italiana, Verona, che si odiano da tanto tempo e non sanno nemmeno più il perché. Lui si è incuriosito e mi ha chiesto di dargli il libro… che era Romeo e Giulietta.

Più che consigliare dei libri a priori, che è un’operazione difficile perché su 100 persone che non conosci è difficile che piaccia a tutti, cerco di parlare singolarmente con le persone e capire quali sono le loro domande. Detto questo, se mi chiedi quali sono i classici per me imprescindibili, ti ripeterò la Divina Commedia, perché la ritengo l’opera poetica massima mai realizzata. Sono riuscito a comprendere la Divina Commedia davvero solo dopo aver letto le Metamorfosi di Ovidio. L’altra base fondamentale, anche quella più divertente, piacevole e appassionante, sono le tragedie greche che trovo molto attuali. Tutte le serie Netflix di oggi o delle varie piattaforme prendono spunto dalle storie delle tragedie greche.

María Paula Ramírez: Quello che hai detto mi fa pensare a questo testo scritto da Italo Calvino, Perché leggere i classici. Come definiresti la letteratura?

Daniele Aristarco: Io uso spesso questa immagine: quella del labirinto. In genere, quando vado in un labirinto (mi piacciono molto i labirinti), o lo mostro ai bambini, chiedo qual è lo scopo del labirinto, cioè perché sono stati costruiti. Molti mi dicono: entri dentro e devi trovare l’uscita. In realtà, molto spesso il labirinto ha solo un’entrata. Lo scopo del labirinto è arrivare al centro, incontrare il mostro, o uno specchio, o una pozza d’acqua, o una spada… qualcosa che raddoppia la tua immagine, uccidere il mostro e uscire fuori cambiati.

Per me la letteratura è entrare in un mondo misterioso, arrivare al centro di quel discorso dove incontri te stesso o una parte di te, e quando esci dal labirinto sei cambiato. In più, puoi rientrare in quel labirinto molte volte, puoi rileggere un libro infinite volte e il libro è sempre diverso, perché tu sei cresciuto nel frattempo e fai un’altra strada, cerchi un altro centro. Per esempio, quando ho letto da bambino Anna Karenina di Tolstoj mi era sembrata una storia d’amore, mi era piaciuta moltissimo, ma per me il centro era l’amore. Crescendo e rileggendo quel romanzo, mi sono reso conto che per me il centro era la confusione dei sentimenti e la malinconia, che è un sentimento misterioso. Se lo rileggessi tra dieci anni, e spero di poterlo fare, probabilmente il centro si sposterebbe ancora. Per me la letteratura è la possibilità di confrontarti con qualcosa di immenso, di misterioso, non sempre comprensibile, che però ti aiuta a capire chi sei e a cambiare un po’.

María Paula Ramírez: D’accordo, anche se è lo stesso libro, l’esperienza di lettura non è mai la stessa.

Daniele Aristarco: Da persona a persona, e anche per noi stessi nel tempo.

María Paula Ramírez: Per concludere ti faccio alcune domande veloci. Prima: c’è una casa editrice che ami particolarmente per le sue edizioni, la cura grafica o la traduzione?

Daniele Aristarco: In Italia? La mia casa del cuore è Gallimard, sia per la questione grafica che per la cura dei testi. In Italia la situazione è diversa, però quella che amo di più è Adelphi, che è una casa editrice che ha un’estrema cura per l’oggetto libro, per la scelta dei testi, per le traduzioni e per la grafica. Da bambino mi sono formato sulle collane economiche; andavo in libreria e compravo libri a caso non conoscendo gli autori o le autrici. Una collana che per me è stata fondamentale è l’Universale Economica Feltrinelli, che pubblicava (e pubblica ancora oggi) tantissimi autori e autrici sudamericani.

María Paula Ramírez: Cosa stai leggendo in questo momento?

Daniele Aristarco: In questo momento sto leggendo e rileggendo. Sto rileggendo Infinite Jest di David Foster Wallace, sto rileggendo molta poesia (la mia amata Amelia Rosselli), e poi sto leggendo diversi romanzi. Ho finito da poco di scrivere un libro. Quando scrivo un libro leggo sempre testi sui temi inerenti, quindi se mi occupo di Medioevo, leggo saggistica del Medioevo, poesia del Medioevo, eccetera. Quando non scrivo, leggo tutto quello che mi capita sotto mano. Però ti chiedo un consiglio io: un libro di letteratura colombiana che mi consiglieresti adesso.

María Paula Ramírez: Il mio libro preferito è di Gabriel García Márquez, La mala ora. È un libro che non è ambientato a Macondo, è molto particolare.

Daniele Aristarco: La mala ora, lo recupererò oggi, grazie.

María Paula Ramírez: La prossima domanda è: libro fisico o digitale?

Daniele Aristarco: Fisico, assolutamente. Il libro digitale io lo utilizzo per la ricerca, per lo studio, perché mi consente di arrivare velocemente a testi che magari non trovo in Italia o non trovo immediatamente. Ma per me il libro fisico ha un fascino e anche una particolarità: i libri hanno sempre una cornice attorno alle parole dove appoggiamo le dita. Hai visto che spesso quando prendiamo un libro lo sfogliamo, facciamo questa operazione per ricordare, perché secondo me leggendo lasciamo l’impronta, anche un po’ di noi, di pensieri, di calore. Quindi il libro fisico, dopo la lettura, ha un’impronta del nostro corpo. Io ricordo meglio; di quasi ogni libro che ho a casa saprei dirti dove l’ho comprato, quando, cosa stavo provando… Lo ricordo di più. Della lettura digitale ho difficoltà nel non “vedere” il volume davanti, ma immagino sia anche un mio limite dovuto al fatto che per buona parte della mia vita ho letto solo libri cartacei.

María Paula Ramírez: Qual è il tuo genere letterario preferito?

Daniele Aristarco: Non ho un genere letterario preferito. E poi penso anche a questa cosa del “genere”… Il genere lo immagino così: come delle scatole. Abbiamo tante scatole, tanti libri, e devi decidere in quale scatola mettere il libro dopo averlo letto. A me piacciono molto le opere che si muovono tra i generi. Il mio filosofo preferito è Walter Benjamin, che è un linguista, è uno storico, è un letterato, è un critico letterario, è tutto insieme; quindi, in quale scatola dovremmo metterlo? Detto questo, posso dirti che ci sono delle strutture linguistiche in alcuni generi, come per esempio il testo teatrale, che mi piacciono molto; però Moby Dick o altri libri utilizzano anche il dialogo teatrale. Quindi non ho un genere letterario preferito. Posso dirti però che ci sono generi che non pratico, o che affronto con grande fatica: per esempio il fantasy; ho provato a leggere delle cose ma è molto lontano dai miei gusti.

María Paula Ramírez: Un autore colombiano che ti piace?

Daniele Aristarco: Ti direi banalmente Gabriel García Márquez, perché è quello che ho letto e anche quello più conosciuto in Italia. Però posso aggiungere una cosa: quando sono arrivato qui in Colombia la prima volta, sono venuto a presentare un libro che si chiamava Io dico no e io dico sì, che è una raccolta di storie di disobbedienza civile. Quando entravo nelle scuole, siccome sono storie di personaggi che nel passato si sono opposti a grandi ingiustizie, alla fine di questi incontri ho sempre chiesto alle ragazze e ai ragazzi: “Qual è un personaggio colombiano che voi mettereste nel libro?”. E loro mi hanno risposto tutti la stessa persona: Jaime Garzón. E quindi da allora io ci penso, leggo, mi informo; anche questa volta sto cercando del materiale perché mi piacerebbe molto approfondire la sua figura, mi piacerebbe molto scrivere su di lui. È un personaggio straordinario, enorme, molto amato mi sembra, anche oggi.

María Paula Ramírez: Ed è anche una storia tristissima. Per finire, Daniele, ti consiglio anche questo libro, è per te.

Daniele Aristarco: Grazie.

María Paula Ramírez: È un libro di poesie di un autore di Medellín, che è anche un professore di letteratura, che si chiama Rubén Darío Lotero, e il libro si chiama Poesie da leggere sull’autobus (Poemas para leer in el bus). È una pubblicazione colombiana che mi piace molto.

Daniele Aristarco: Grazie, grazie davvero.

María Paula Ramírez: Grazie a te Daniele, grazie a te.

Foto: Jose Diaz Ramos